PENSIERO E MATERIA

Sono migliaia di anni che tutti i grandi filosofi hanno preso coscienza che l’esperienza umana e di tutti gli esseri viventi è esclusivamente mentale. Siamo prigionieri della mente e nulla sappiamo di ciò che provoca la nostra rappresentazione mentale : siamo “monadi” senza né porte né finestre, per usare la terminologia del grande filosofo e matematico Leibniz.
Applicando il principio di causalità, l’uomo è portato ad affermare che, se esiste una rappresentazione mentale, esiste qualcosa che la provoca all’esterno della mente e potremmo applicare a questi due “poli” i termini cartesiani di rex cogitans e rex extensa.
Secondo Cartesio, la rex cogitans è la realtà psichica dotata di consapevolezza, inestensione e libertà, mentre la rex extensa è la realtà fisica, inconsapevole, estesa e limitata.
Tutta la Scienza degli ultimi secoli, fino alla scoperta della Meccanica Quantistica, si è basata su questo dualismo : pur riconoscendo che la nostra rappresentazione mentale non ha nulla a che vedere con la realtà, ha sempre presupposto che le sue leggi e misurazioni si riferissero ad una realtà esterna alla mente, caratterizzata da materialità ed estensione.
Dunque l’atteggiamento scientifico ordinario ammette l’esistenza di una rex extensa della quale gli esseri viventi fanno, attraverso i sensi, una rappresentazione mentale.
Il filosofo Kant fece un notevole passo avanti su questa questione affermando che esiste una causa per la nostra rappresentazione mentale, il Noumeno, ma aggiunse che questa “cosa in sé” è per noi totalmente inconoscibile.
Sempre secondo Kant, spazio e tempo non sono inerenti al Noumeno, ma “categorie” della mente con le quali viene “ordinata” l’esperienza mentale. dunque il Noumeno, la cosa in sé, è immateriale, inconoscibile, al di fuori dello spazio e del tempo.
La successiva filosofia idealista, soprattutto in alcuni esponenti, cominciò poi a mettere in dubbio la necessità dell’esistenza di una causa alla nostra esperienza mentale, affermando che tutta la realtà è esclusivamente pensiero o, se preferite, mente.
L’obiezione più comune a quest’ultima affermazione è che tutti gli esseri viventi hanno una uguale rappresentazione mentale : un albero che io sto guardando è visto anche da un’altra persona. Se io sento un colpo di fucile, lo sente anche il mio cane e me ne accorgo perchè drizza le orecchie e comincia ad abbaiare. Dunque dovrebbe esistere una realtà esterna alle menti individuali che crea in esse rappresentazioni uguali.
Il filosofo Fichte smantella anche questa obiezione : esiste un unico “Io” assoluto, ma nel momento che “pone se stesso”, nasce immediatamente l’idea del “Non Io” ad esso contrapposto, perchè non può esistere un pensante senza un pensato.
L’Io, limitato dal “Non Io”, si frammenta nella molteplicità delle menti, tutte con la medesima rappresentazione mentale.
Questo processo istantaneo, al di fuori del tempo, avviene in ognuno di noi ed è quello che in Esoterismo è definito “caduta”.
Ecco dunque che l’uomo si trova prigioniero di una mente limitata e si appiglia all’illusione dell’esistenza di un io individuale.
Quanto descritto è in accordo con le antiche dottrine gnostiche o con la filosofia di Plotino se si intende l’Io assoluto che pone se stesso, come prima emanazione dell’Uno inconoscibile, unica realtà esistente, al di là dell’essere e del non-essere.
Sia le filosofie orientali quali Induismo e Buddhismo, sia le tradizioni esoteriche occidentali, prendono atto della situazione descritta ed indicano all’uomo il lungo e difficile sentiero per liberarsi dalla sua prigione mentale e riconoscere la sua identità con l’assoluto.

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Ingegnere Chimico
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