LA STATUA DEL DIO NILO ED IL CORPO DI NAPOLI

Duemila anni fa, nella Napoli greco-romana, era presente una numerosa comunità egiziana, costituita soprattutto da mercanti e frequentata da viaggiatori che andavano e venivano dall’Egitto in epoca alessandrina.
Questa comunità, che praticava i culti segreti dedicati alla dea Iside, dette l’avvio a tutta la millenaria tradizione esoterica, ermetica ed alchemica sempre presente nella città di Napoli, ereditata poi dalle comunità rosa-crociane, dalla Massoneria e da altre confraternite.
La traccia più evidente lasciata dalla comunità egiziana in Napoli è la statua del dio Nilo, situata in largo Corpo di Napoli, nei Decumani.
La statua, edificata dalla comunità alessandrina nel secondo secolo dopo Cristo in epoca romana proprio nel luogo dove si trova attualmente, è una copia di un precedente originale di epoca greca.
Questa scultura ha avuto una storia piuttosto tormentata.
Probabilmente a causa dell’ostilità della religione ufficiale, ad un certo punto la statua fu rimossa e fu ritrovata solo intorno alla metà del secolo XIII, in occasione degli scavi delle fondamenta del seggio (sedile) di quella zona di Napoli, il seggio del Nilo. Questo ritrovamento è testimoniato da numerose opere letterarie.
I “sedili” di Napoli erano le divisioni amministrative della città ed i “seggi” le loro sedi amministrative.
Successivamente la statua scomparve di nuovo e se ne persero le tracce, finché, nel 1476, fu riscoperta in seguito ai lavori di abbattimento del seggio del Nilo, del quale si era deciso lo spostamento.
La statua fu ritrovata senza testa e ciò ingenerò un equivoco : fu interpretata come il corpo di una donna, soprattutto per la presenza di un bambino che sembrava allattarsi al seno materno e fu denominata “Corpo di Napoli”, cioè la città madre che allatta i propri figli.
Successivi scavi con vari ritrovamenti fecero poi comprendere che si trattava proprio dell’antica statua del dio Nilo, ma la piccola piazza conservò, e conserva tuttora, il nome di largo Corpo di Napoli.
Solo nel 1657 fu aggiunta al corpo della statua la testa di un uomo barbuto, vi fu applicata la cornucopia e fu inserita in basso a destra del blocco scultoreo la testa di una piccola sfinge, proprio per ribadire il vero significato simbolico-esoterico della statua.
Infine nel 1714 fu posta l’iscrizione sotto la scultura : “Gli edili dell’anno 1667 provvidero a restaurare e ad installare l’antichissima statua del Nilo, già eretta dagli Alessandrini residenti nel circondario come ad onorare una divinità patria, poi successivamente rovinata dalle ingiurie del tempo e decapitata, affinché non restasse nell’abbandono una statua che ha dato la fama a questo quartiere. Gli edili dell’anno 1734 provvidero invece a consolidarla e a corredarla di una nuova epigrafe, sotto il patronato del principe Placido Dentice”.
Nel 1953 poi fu rubata la testa della sfinge che rimase così decapitata per 60 anni, finchè, nel 2013 fu ritrovata in Austria e successivamente riportata a Napoli e rimessa al suo posto.
Riassumendo, del dio Nilo che vediamo oggi, le parti originali risalenti al secondo secolo dopo Cristo sono il tronco, le gambe coperte dal velo, il braccio e la mano sinistri, il corpo della sfinge e le onde sottostanti.

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Ingegnere Chimico
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