LA “FABBRICAZIONE” DELL’UOMO NEI MITI MESOPOTAMICI

Con l’invenzione della scrittura, circa 5.400 anni fa, i Sumeri iniziarono a mettere per iscritto antiche tradizioni che si tramandavano oralmente da tempo immemorabile.
Più tardi altri popoli mesopotamici fecero lo stesso, in parte attingendo alle fonti originarie sumere, in parte trascrivendo antiche tradizioni orali tramandate presso di essi.
Un esempio per tutti sono i primi 11 capitoli della Genesi, il più antico libro della Bibbia Ebraica, nei quali, oltre a racconti mutuati dagli scritti sumeri (come quello del diluvio universale, ad esempio), vi sono anche elementi provenienti da altre antiche tradizioni orali mesopotamiche.
Prima di descrivere il mito sumerico della creazione dell’uomo, vorremmo evidenziare che gli “dei” della mitologia di questo popolo avevano una natura diversa da quella che usualmente si attribuisce a questo termine, infatti si tratta di entità concrete, parte della stessa natura di cui fa parte l’uomo, con l’unica differenza di avere maggiori poteri e facoltà più elevate. Essi mostrano talvolta di avere comportamenti simili a quelli umani, che hanno molto poco di “divino”.
Queste considerazioni, insieme agli avvenimenti che andremo a descrivere, hanno indotto alcuni studiosi ad ipotizzare che la mitologia sumerica non fosse religione, ma storia, cioè una narrazione di fatti realmente avvenuti in un lontano passato.
D’altra parte la stessa ipotesi è stata fatta per i racconti della Genesi, che, però, essendo di stesura più recente, ha una percentuale di fantasia decisamente maggiore rispetto al racconto sumero.
In effetti le caratteristiche degli Elohim “fabbricatori” dell’uomo (Genesi 1) o dei “figli di dio” (“figli del cielo” nel libro di Enoch) che si accoppiarono con le figlie degli uomini (Genesi – 6), non si possono definire propriamente divine.
Veniamo ora al racconto sumero.
Gli Igigi erano divinità inferiori alle quali era imposto il compito di lavorare sulla Terra governata dal dio Enlil. Essi scavavano canali e si dedicavano ai faticosi lavori agricoli, ma erano insoddisfatti.
Leggiamo su di una tavoletta : “Il lavoro degli dei era troppo pesante, la fatica enorme, i grandi Anunnaki (divinità superiori) avevano imposto questo fardello agli Igigi”.
E ancora in un’altra tavoletta : “Allora i grandi dei soprintendevano al lavoro mentre i piccoli dei portavano il canestro del lavoro. Gli dei scavavano canali e accumulavano terra. Essi però si lamentavano della loro vita”.
Gli Igigi tennero questo compito per almeno 2.500 anni finché decisero di ribellarsi e si recarono al santuario di Enlil che mostrò di comprendere le loro ragioni.
Enlil si reca dagli dei superiori Anu ed Enki e quest’ultimo acconsente alla creazione di creature che possano lavorare al posti degli Igigi.
Seguono vicende molto complesse che coinvolgono anche altri dei, ma quello che colpisce è la descrizione dei primi tentativi falliti con esseri inanimati, incapaci di muoversi, asessuati etc …
Alla fine si riesce finalmente a creare un essere animato, ma l’operazione richiede il sacrificio di un dio.
Dobbiamo notare che anche in Genesi 2,7 leggiamo che l’uomo fu creato con la “polvere del suolo”, ma fu necessario che Dio soffiasse nelle sue narici un “alito di vita” per farlo diventare un essere vivente.
Alcuni vangeli Apocrifi dicono poi chiaramente che l’uomo, appena creato, “giacque come un verme sul terreno, fino a che non fu soffiato in lui l’alito di vita”.
E’ rimarchevole che la narrazione di tentativi falliti di creazione dell’uomo non è caratteristica dei soli popoli mesopotamici.
Nell’antichissimo Libro di Dzyan (Tibet) si parla di quattro “razze” malriuscite prima di quella umana e secondo la tradizione Maya furono tre le razze malriuscite create prima dell’uomo.
Se le tradizioni che abbiamo descritte in questa breve nota hanno un fondamento storico reale, anche se alterato e forse “romanzato” nel tempo, resta il problema di una interpretazione scientifica dei fatti.
Se si considerano poi le innumerevoli tradizioni sparse in tutto il mondo che fanno riferimento ad “esseri superiori” che avrebbero dato l’avvio alle grandi civiltà, il quadro diventa ancora più complesso.
Certo è che l’Homo Sapiens esiste da 300.000 anni e solo 5.000 anni fa sono nate, quasi con un’esplosione improvvisa, grandi civiltà in diverse parti del nostro pianeta.
A voler essere “moderati”, bisogna almeno ammettere che “qualcosa non quadra” nell’antico passato dell’umanità.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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