BUDDHISMO : ESTRARRE LA FRECCIA AVVELENATA CHE CI HA COLPITO

Il Buddhismo non è una Religione e non è una Filosofia. Il Buddhismo è una Scienza che ci indica solo la via per liberarsi dalla sofferenza dello stato umano, infatti il Buddha ha sempre mantenuto un dignitoso silenzio sui grandi temi della Metafisica, inesprimibili con lo strumento del linguaggio umano e incomprensibili per l’uomo.
In effetti la Verità Metafisica, così come appare improvvisamente a colui che raggiunge questo stato supremo di liberazione, è poi inesprimibile mediante il linguaggio e non può essere comunicata se non per simboli e parabole, spesso di non facile interpretazione.
Solo chi ha compiuto l’intero percorso indicato dal Buddha fino all’Illuminazione completa, avrà piena comprensione della verità metafisica.
Inutile dunque arrovellarsi il cervello sul mistero dell’universo e della vita prima di liberarsi dai limiti e dall’illusorietà della condizione umana.
A questo proposito leggiamo nel Majjhima Nikaya (63: Cûla-Malunkyovâda Sutta), testo del canone Pali :
Un giorno l’onorevole Mâlunkyâputto chiese al Buddha : “Il mondo è eterno o non lo è, il mondo è finito o infinito, vita e corpo sono la stessa cosa o bisogna distinguere uno dall’altra, il Compiuto, dopo la morte, esiste o non esiste, o esiste e non esiste, o ancora non esiste né non esiste ?”
Il Buddha, in relazione alla domanda di Mâlunkyâputto, rispose :
“È come se un uomo fosse colpito da una freccia con la punta spalmata di veleno; ed i suoi amici e compagni, parenti e congiunti, gli procurassero un medico chirurgo; ed egli però dicesse: Non voglio fare estrarre questa freccia prima che io sappia che uomo mi ha colpito: se un guerriero, un sacerdote, un borghese o un servo. Non voglio estrarre questa freccia prima che io sappia di che nome, di che gente è l’uomo che mi ha colpito. Se è alto o basso; se nero o bruno o giallo di pelle; di quale villaggio o borgata o città è abitante. Non voglio estrarre questa freccia prima che io sappia che arco mi ha colpito: se piccolo o grande; se la corda è di fune o filo o tendine o cordone o budella; se la freccia è di canna o di giunco, di che penne è fornita: se di avvoltoio o di airone o di corvo o di pavone o di beccaccia; se la freccia è guarnita di cuoio di bue o di bufalo o di cervo o di leone; se la punta è diritta o curva o uncinata o attorcigliata o a forma di dente di vaccina o di foglia di oleandro. Non riuscirebbe, Mâlunkyâputto, quell’uomo a saperne abbastanza perché egli morrebbe prima”.
Occupiamoci dunque di liberarci dall’illusione e dalla sofferenza e tutto il resto verrà dopo.

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Ingegnere Chimico
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