L’ERRORE DELLA SOPHIA NEI VANGELI APOCRIFI

Dal libro segreto di Giovanni :
l’Eone Sophia (la Sapienza) cominciò a pensare a se stessa utilizzando il Pensiero e la Preconoscenza dell’Invisibile Spirito.
Lei aveva intenzione di produrre una immagine di se stessa senza l’assistenza della sua controparte maschile, che non approvava.
Ma Lei aveva una Potenza Invincibile e qualcosa produsse, qualcosa di imperfetto e deforme, un Drago con la testa di un leone e con gli occhi che emettevano fulmini scintillanti.
Sophia gettò questo aborto fuori dal Regno degli Esseri Immortali, in modo da non vederlo più.
Quest’essere prese il nome di Yaldabaoth, assunse un grande potere e creò un Regno per se stesso che esiste tuttora: il mondo materiale.
Creò sette sovrani, esseri terribili e mostruosi, reggitori di questo mondo (gli Arconti) e condivise con loro parte del suo fuoco. Questi sono i loro nomi segreti: Athot, Elaios, Astaphaios, Yao, Sabaoth, Adonin e Sabbataios. Yaldabaoth disse “Io sono Dio e non c’è altro Dio fuori di me”, perché effettivamente ignorava la sua origine ed il mondo divino al di sopra di lui. Nel frattempo Sophia, precipitata in basso, era angosciata, disperata e pentita del suo peccato. Aveva compreso che suo figlio era un aborto di tenebra, venuto in essere in maniera imperfetta non essendosi Lei congiunta al suo compagno”.

Dall’Ipostasi degli Arconti :
Sophia, chiamata Pistis, ha voluto creare qualcosa da sola, senza consorte ed il suo prodotto ha creato immagini celesti.
Un velo esiste tra le cose di sopra e gli Eoni di sotto e l’ombra è nata sotto il velo e l’ombra è diventata la materia e l’ombra è stata lanciata a parte. E ciò che Ella fece è diventato un prodotto in materia, come un aborto spontaneo.
E prese la sua forma dall’ombra ed è diventato una Bestia Arrogante che assomiglia ad un leone. Ed è androgino, perchè è dalla materia che proviene.
Aprì gli occhi e vide un grande quantità di materia senza limiti, ed egli divenne arrogante, dicendo: “Sono io che sono Dio, e non c’è nessun altro a parte me”.
Avendo detto questo, egli peccò contro l’Interezza e, dall’alto Regno dell’Autorità, uscì una voce che disse: “Ti sbagli Samael, tu sei il dio dei ciechi”.
Ed Egli disse: “Se ogni cosa esiste prima di me, lascia che si manifesti a me” e subito Sophia stese il dito e mise la Luce nella materia e lo perseguitò fin giù, nelle regioni del Caos. Ed Ella tornò su, fino alla sua Luce.
Questo sovrano, essendo androgino, ha creato per sé un grande Eone, una grandezza senza limiti. E pensò di creare progenie per se stesso. E ha creato per sé sette figli, androgini proprio come il loro padre.
Ed egli disse alla sua discendenza: “Sono io che sono il dio della totalità”.
E Zoe, la figlia di Pistis Sophia, gridò e disse: “Ti sbagli, Sakla!”.

Dalla Pistis Sophia (capitolo 31) :
Lei, dunque, guardò in basso e, nelle parti inferiori, vide la forza luminosa di lui: lei ignorava che questa era del dotato di triplice forza, dell’Arrogante; pensava che provenisse dalla luce vista all’inizio in alto, che provenisse dal velo del tesoro della luce.
Pensava: voglio andare in quel luogo senza il mio compagno, prendere la luce e crearmi degli eoni luminosi per essere in condizione di recarmi alla luce delle luci, nell’altezza delle altezze.
Con questo pensiero uscì dal suo luogo, cioè dal tredicesimo eone, e discese al dodicesimo eone.
Gli arconti degli eoni la inseguirono adirati contro di lei perché aveva pensato alla gloria.
Uscita dai dodici eoni, andò nei luoghi del caos e si avvicinò alla potenza luminosa, dal volto di leone, per divorarla.
Ma la circondarono tutte le emanazioni materiali dell’arrogante: la grande forza luminosa dal volto di leone divorò le forze luminose di Sophia, purificò la sua luce e la divorò; la sua materia fu gettata nel caos e, nel caos, diventò un arconte dalla faccia di leone metà fuoco e metà tenebre, cioè Yaldabaoth del quale più volte vi ho parlato.
Dopo questo, Sophia divenne molto debole: quella forza luminosa dalla faccia di leone cominciò a eliminare tutte le forze luminose di Sophia; tutte insieme le forze materiali dell’arrogante circondarono e oppressero Sophia.

Da uno scritto degli Ofiti (Naaseni) :
Una stilla di luce cadde in basso, nella Materia Caotica. Questa fu chiamata Sophia, o Sapienza, la Madre del mondo. Ma, per il semplice contatto con le acque dello spazio, ella, prima di ascendere alla regione Media, aveva di già generato un figlio, il principale potere creativo del mondo sensibile: questo figlio era Yaldabaoth che, a sua volta, generò, uno dall’altro, i sette grandi poteri formativi dell’universo sensibile: i sette Arconti.
E Yaldabaoth era arrogante e millantatore ed esclamò: “Io sono Padre e Dio e non vi è alcuno sopra di me”. Ma Sophia, udendo tal cosa, gridò al suo figliuolo: “non mentire, Yaldabaoth, poiché al di sopra di te vi è il Padre Supremo, il Primo Uomo, e l’Uomo figlio dell’Uomo”.
E tutti i Poteri furono sorpresi della parola, ma, Yaldabaoth, per distogliere la loro attenzione, gridò: “Facciamo l’uomo a seconda della nostra immagine”. Così essi fecero l’ “uomo”, ed egli giacque come un verme sul terreno, fino a che non lo portarono ad Yaldabaoth che soffiò in lui l’alito di vita, vale a dire il fluido di luce che aveva ricevuto da Sophia e l’uomo, ricevendolo, immediatamente rese grazie all’Uomo Primo e disprezzò i propri fabbricatori (gli Elohim).

Simon Mago (Citato da Ireneo di Lione) :
La Sapienza (Sophia) fu la prima concezione della mia Mente, la Madre di Tutto, per mezzo della quale Io, nel principio, concepii la creazione degli Angeli e degli Arcangeli. Questo pensiero, scaturito da Me, discese alle più basse regioni e generò gli Angeli e le Potenze dalle quali fu fatto il mondo. E, dopo averli generati, fu da essi, per invidia, trattenuto, in quanto essi non volevano essere ritenuti progenie di nessun altro. Quanto a Me, Io sono a loro del tutto sconosciuto.
La Sapienza fu fatta prigioniera dagli Angeli e dalle Potenze che da Lei erano stati emanati. Essa soffrì ogni sorta di oltraggio, onde impedirle di risalire al Padre Suo, fino ad essere imprigionata nel corpo umano e costretta a trasmigrare di corpo in corpo, come da un vaso all’altro. Così Essa, trasmigrando di corpo in corpo e, subendo continuamente oltraggio, finì pur anco a prezzo in un bordello e fu la pecora smarrita. Perciò Io sono venuto a portarla via ed a liberarla dai suoi ceppi, per ottenere la salvezza degli uomini.

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Ingegnere Chimico
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