LA MISTERIOSA SCOMPARSA DELLA SQUADRIGLIA AEREA NEL 1945

Alle ore 14 del 5 dicembre 1945 cinque aerosiluranti Grumman TBF Avenger della marina americana con un totale di 14 uomini partirono dalla base di Fort Lauderdale (Florida) per un’esercitazione di tiro al bersaglio. La squadriglia puntò verso est, in direzione delle Bahamas, raggiunse il bersaglio, completò l’esercitazione e imboccò la strada del ritorno. O, almeno, credette di imboccarla. Alle 15.15, infatti la torre di controllo di Fort Lauderdale ricevette un messaggio dal comandante, il tenente Charles Taylor (che aveva alle spalle 2.500 ore di volo, un’esperienza di combattimento di 10 mesi nel Pacifico meridionale e che aveva già effettuato missioni nella zona nei sei mesi precedenti) : “Chiamo la torre. Emergenza. A quanto sembra siamo fuori rotta. Non riusciamo a vedere la terra”.
La base di Fort Lauderdale ricevette qualche altro confuso messaggio: “Tutte le mie bussole sono guaste, non so dove ci troviamo, nessuna terra è in vista”.
I contatti con il volo si interrompono per circa 10 minuti e riprendono successivamente. Ma non è la voce del leader del volo. Si sentono invece le voci dell’equipaggio, che sembrano confuse e disorientate : “Non riusciamo a trovare l’ovest. È tutto sbagliato. Non possiamo essere sicuri di nessuna direzione. Tutto sembra strano, anche l’oceano. Sembra che stiamo entrando in acque bianche, siamo completamente perduti”.
Le comunicazioni, sempre più disturbate e contraddittorie, continuarono fino alle 16. Poi, più niente.
Un apparecchio di ricognizione fu inviato immediatamente sulla zona dove gli aerei avrebbero dovuto trovarsi. Era un grosso Martin Mariner con un equipaggio di 13 persone. L’apparecchio inviò un messaggio a proposito dei venti che soffiavano con intensità al di sopra dei 1800 metri. Furono le ultime parole del suo comandante, il tenente Kane. Anche il Martin Mariner interruppe ogni contatto con la base, senza alcuna apparente ragione.
Una petroliera però riferisce di un’esplosione in cielo: si potrebbe trattare proprio del Martin Mariner partito per dare soccorso agli aviatori.
Un altro Martin Mariner tornò invece intatto alla base senza aver trovato tracce in mare né della squadriglia, né del Martin Mariner scomparso (o esploso in volo).
La scomparsa dei 14 uomini della squadriglia di Avengers e dei 13 dell’aereo di soccorso portò alla più estesa ricerca mai svolta nelle acque dell’Atlantico, dove centinaia di navi e aerei furono impegnate per ritrovare i superstiti o i resti dei velivoli.
Le navi della Guardia Costiera, della Marina e gli aerei passarono al setaccio l’area per trovare i sei aerei. Trovarono mare calmo, cielo limpido e venti normali fino a 64 km/h e nient’altro. Per cinque giorni circa 647.000 chilometri quadrati dell’Oceano Atlantico e del Golfo del Messico vengono perlustrati. Tuttavia, non si trova nessun segnale luminoso, nessuna macchia d’olio, nessun gommone di salvataggio o segno rivelatore dei relitti.
Anche tutte le ricerche successive dei resti dei sei aerei si rivelarono infruttuose.
Infine, dopo il termine di indagini estensive della Marina, l’enigma rimase insoluto. Il rapporto è riassunto in una secca affermazione: “Non siamo in grado di formulare una buona ipotesi di quello che è successo”.
Resta ancora un mistero come sia possibile che un’intera squadriglia sia precipitata e come la strumentazione sia potuta andare in tilt in contemporanea in tutti i velivoli.
Per curiosità segnaliamo che l’episodio avvenne nella zona del famigerato “Triangolo delle Bermuda” non nuova alle misteriose scomparse di navi e aerei.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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