ANAMNESI PLATONICA : LA CONOSCENZA E’ REMINISCENZA

In vari dialoghi platonici (Menone, Fedro, Fedone etc …) ritroviamo il concetto di “Anamnesi” che viene spesso sintetizzato con la formula “La Conoscenza è Reminiscenza”.
Per poter comprendere compiutamente questo concetto dobbiamo premettere che Platone si rifà alla dottrina Orfico-Pitagorica della Metempsicosi : l’anima è eterna e, dopo la morte del corpo, trasmigra da questo a un altro, fino a che non si sia resa del tutto indipendente e libera dalla materia.
Al momento della morte essa entra in contatto con l’Iperuranio (Mondo delle Idee), unica Realtà, e ne ha una coscienza più o meno consapevole a seconda del grado di perfezione raggiunto nel corso di innumerevoli trasmigrazioni.
Quando l’Anima si reincarna in un altro corpo, perde questa consapevolezza e, prigioniera dei sensi, dimentica il Mondo delle Idee e scambia il mondo sensibile con il mondo reale.
Queste reincarnazioni avvengono nel mondo sensibile, che, essendo stato generato da un Demiurgo in un tentativo di imitazione del Mondo delle Idee, ne conserva un pallido riflesso.
Ecco dunque che l’uomo, nella sua esperienza terrena, stimolato dalla percezione degli oggetti sensibili, ha la possibilità di riscoprire gradualmente nel proprio intelletto quelle Idee eterne che sono causa e origine del mondo fenomenico.
In questo senso dunque il progresso della conoscenza umana è “reminiscenza”, cioè un ricordo sempre più compiuto dell’unica Realtà esistente, un risveglio della memoria, un ridestarsi di un sapere già presente nella nostra anima, ma che era stato dimenticato al momento della nascita ed era perciò inconscio.
Possiamo chiarire il concetto di Anamnesi ricorrendo ad un esempio banale : non esiste in natura un cerchio perfetto o un triangolo perfetto, eppure queste due idee sorgono in noi dall’osservazione di un oggetto più o meno circolare o triangolare. In questo modo, attraverso la conoscenza sensibile, risaliamo all’idea reale di cerchio perfetto o triangolo perfetto, oggetti inesistenti nel mondo sensibile, ma idee che erano presenti nella nostra anima delle quali si è risvegliato in noi il ricordo attraverso l’esperienza sensibile.
Considerazioni analoghe possiamo fare sul concetto di numero. I numeri non esistono in natura, ma riscopro l’idea di numero preesistente nella mia anima tramite l’esperienza sensibile : guardo un gruppo di cavalli, tutti diversi tra loro, li conto e vedo che sono sette. Faccio lo stesso con un gruppo di sette pecore e con un gruppo di sette cani. Ho dunque contato i membri dei tre gruppi, ma non posso non considerare che questi tre gruppi di esseri, così diversi fra di loro, partecipano di una medesima idea astratta: l’idea del sette che non a niente a che vedere con cavalli, pecore e cani : nel mondo sensibile il sette non esiste.
Concludendo, l’uomo ha uno sbiadito ricordo della sua patria di origine, ma, di reincarnazione in reincarnazione, ha la possibilità di rendere sempre più vivo questo ricordo e di tornare un giorno alla casa del Padre.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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