FALSI RICORDI E LORO INDUZIONE NEI TOPI

Sono ormai decenni che è noto il fenomeno dei “falsi ricordi” di cui siamo vittime quasi tutti noi esseri umani.
Un falso ricordo può essere un avvenimento mai accaduto, un avvenimento che si ricorda con dettagli diversi da quelli realmente accaduti, come il luogo, la collocazione temporale, le persone intervenute, etc … o un avvenimento ricordato come si desidera che fosse accaduto, anziché come sia avvenuto realmente.
Molto frequente è anche la cancellazione completa di un avvenimento accaduto, da un certo punto temporale in poi, soprattutto nel caso di eventi traumatici, spiacevoli o dolorosi.
In quest’ultimo caso, nessuno sforzo cosciente di memoria riuscirà a far riaffiorare il ricordo.
Non è poi raro il caso che qualcosa che raccontiamo per anni in un certo modo, mentendo completamente o enfatizzando gli avvenimenti, si installi poi nella nostra mente come effettivamente avvenuto.
Purtroppo questi falsi ricordi da parte di testimoni nei tribunali di tutto il mondo hanno causato numerosi errori giudiziari, anche condanne a morte, soprattutto prima dell’introduzione dei test del DNA che invece hanno scagionato molti imputati dalle involontarie false testimonianze.
In alcuni casi falsi ricordi possono essere indotti nella mente umana in condizioni particolari, come in sedute ipnotiche per errore del terapista o in stressanti interrogatori della polizia o del Magistrato che alla fine inducono l’acquisizione della tesi dell’interrogante come ricordo effettivo dell’indagato o del testimone.
L’inaffidabilità della nostra memoria è stata ancor più evidenziata nell’ultimo decennio con vari esperimenti di induzione di falsi ricordi nei topi, ottenuti stimolando specifiche cellule nervose presenti nell’area del cervello chiamata “giro dentato” e che fa parte di quel vero e proprio “magazzino della memoria” che è l’ippocampo.
Già nel 2013 gli scienziati del Massachusetts Institute of Technology hanno indotto nella memoria di alcuni topi il falso ricordo che un certo ambiente era pericoloso e i topi, effettivamente, erano presi dal panico se costretti ad entrare in quell’ambiente che, in realtà, non presentava alcun pericolo.
Nel 2015 in Francia ricercatori coordinati dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e guidati da Karim Benchenane hanno indotto in cinque topi il falso ricordo che in un certo ambiente c’era del buon cibo e i topi cercavano continuamente di accedervi non trovando niente ogni volta.
Esperimenti di questo genere sono ormai innumerevoli in tutto il mondo e menzioneremo solo quello di un’équipe dell’Università di Toronto guidata dalla ricercatrice italiana Gisella Vetere, nel quale, nelle cavie, infatti, si è riusciti a creare un’associazione negativa con una particolare resina (acetofenone), in modo che gli animali tendessero a evitare un ambiente saturo di quell’odore anche se non l’aveva mai incontrato in precedenza.
Le tecniche sperimentate in tutti questi esperimenti sono ovviamente praticabili anche sul cervello umano, ma, almeno per quanto ne sappiamo, non è mai stato fatto per evidenti motivi etici.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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