CHI HA PAURA DEL LUPO ?

Articolo di Eliana Merlino.

Al lupo, al lupo !
Demonizzato e perseguitato fin dall’antichità, simbolo negativo di molte favole come Cappuccetto Rosso, utilizzato per spaventare e far stare buoni i bambini, spesso oggetto di campagne allarmistiche e diffamatorie diffuse per promuovere “piani di abbattimento”, l’uomo nutre dalla notte dei tempi un terrore atavico nei suoi confronti, difficile da eradicare.
Ma chi è veramente il lupo?: il Canis Lupus è un canide che appartiene alla stessa specie del cane di cui rappresenta la variante selvatica.
E’ un animale schivo e riservato che cerca di evitare il più possibile il contatto con l’uomo e le attività antropiche, con abitudini prevalentemente notturne.
Appartiene ad una specie altamente sociale che ha fatto della socialità la sua strategia di sopravvivenza. Si organizza in piccoli branchi dalla struttura complessa, fortemente gerarchici, in cui ogni membro ha un ruolo specifico.
Nel gruppo si riproduce solo la femmina alfa con il maschio alfa, i due membri con il rango più elevato, questo per garantire prole selezionata che sia in grado di affrontare la dura vita in natura e consentire la sopravvivenza della specie.
Al di sotto degli alfa sono presenti molti altri ranghi; il lupo è un animale estremamente comunicativo ed assume comportamenti rituali per mantenere la leadership e la coesione sociale.
La riproduzione avviene una volta all’anno se le condizioni ambientali non sono eccessivamente sfavorevoli.
I cuccioli sono accuditi da tutto il branco, svezzati intorno ai due mesi e generalmente restano nel nucleo familiare.
Se un giovane lupo ha le potenzialità, sia mentali che fisiche, per prendere la leadership, è possibile che decida di sfidare il capobranco; ne verrà fuori un duro scontro che non sfocerà mai con la morte di uno dei due membri.
Se il giovane ne esce sconfitto dovrà lasciare il branco e diventerà un cosiddetto lupo in dispersione (da cui deriva il famoso detto lupo solitario), vagherà alla ricerca di una giovane femmina con cui costituire un nucleo familiare tutto suo se ci riesce. Il lupo è un carnivoro per eccellenza; deve necessariamente mangiare la carne per sopravvivere e l’apparato digerente è predisposto per assimilare esclusivamente questo tipo di alimento, ad esempio non possiede l’amilasi, un enzima che serve a trasformare le molecole di amido contenute nei cereali in glucosio.
Le sue prede d’elezione sono i grandi ungulati, cinghiali, caprioli, cervi, ma anche animali più piccoli come le lepri o roditori; è dotato di grande capacità di adattamento e si nutre, in caso di estrema necessità, anche di rifiuti o addirittura di bacche e frutta selvatica; inoltre ha una tecnica di caccia differente che cambia in funzione della preda.
Il lupo non è un animale stanziale, percorre circa 100 km al giorno, per procacciarsi il cibo necessario alla sussistenza del branco spostandosi in fila indiana e al trotto, con un’andatura tipica in cui le zampe sono rasenti al suolo per risparmiare energia.
In Italia è presente la sottospecie Canis Lupus Italicus, una varietà abbastanza piccola, che presenta un’altezza di 60, 70 cm e un peso che va dai 20 ai 35 chilogrammi, raramente 40.
A causa della competizione con l’uomo nel cacciare le medesime prede, il lupo è stato oggetto di persecuzione e dopo la seconda guerra mondiale era seriamente sull’orlo dell’estinzione.
Negli anni ’70, grazie ad alcune leggi di protezione sia nazionali che internazionali, il lupo è considerato una specie non cacciabile e ad alto interesse di conservazione. In Italia nel 1971, con un Decreto Ministeriale reso poi definitivo nel 1976, ne è stata vietata la caccia, proibendo anche l’uso dei bocconi avvelenati.
Al Decreto hanno fatto seguito la legge 157/92, e a livello europeo la Convenzione di Berna del 1979, dove il lupo è stato inserito nell’Allegato II come “Specie strettamente protetta” e la Direttiva Habitat 92/43 che, nell’Allegato D, considera il lupo come “Specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa”. Infine il lupo è indicato nell’Appendice II come “Specie potenzialmente minacciata” dalla Convenzione di Washington (CITES) del 1973 sul commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione.
I conflitti con l’uomo, presenti ancora oggi, riguardano prevalentemente le attività di pastorizia e di caccia.
Una specie intelligente e molto adattabile come il lupo ha fatto della sua strategia di sopravvivenza la fuga, sviluppando nel tempo un vero e proprio terrore nei confronti degli esseri umani : questa specie non è pericolosa per l’uomo e non lo attacca, neanche quando è in branco.
Da 150 anni ad oggi non si è registrato neanche un attacco del lupo all’uomo e generalmente il lupo non va a casa degli allevatori a mangiare le pecore per non mettere a repentaglio la sua incolumità.
Il vero problema è che è diffusa l’abitudine di molti allevatori di lasciare le pecore incustodite sui suoli demaniali, anche per mesi.
Spesso le greggi non sono neanche accompagnate da cani di razza selezionati apposta per svolgere il compito di fare la guardia alle pecore, come i cani da pastore maremmano abruzzesi, eccellenze canine nello svolgere il proprio compito.
Pagare i pastori per controllare le pecore e mantenere i cani ha un costo. Più comodo è sfruttare il comportamento gregario e tranquillo di questi animali da gregge, lasciandoli completamente soli. Per far questo però è necessario sterminare il lupo.
La normativa Europea parla chiaro in merito alla custodia del bestiame, infatti lasciare animali di proprietà vaganti costituisce un reato.
Questo è il primo reale motivo di un accesissimo scontro tra ambientalisti, che tengono alla conservazione del lupo, animalisti ed allevatori.
Poi ci sono i cacciatori : per molti di loro il lupo ha una forte valenza simbolica e premono per riaprire la caccia a questa specie, tutt’ora a rischio di estinzione. Uccidere un lupo per alcuni di essi è un atto di grande merito e un motivo per pavoneggiarsi con gli amici. Insomma, cacciare un uccellino oppure un capriolo non ha la stessa valenza simbolica che sparare addirittura ad un lupo !
Soprattutto i cacciatori mostrano avidità nel prelevare le prede e per questo sperano di eradicare il lupo, loro competitore naturale in fatto di ungulati ed altri animali.
Da questi principali motivi di conflitto è scaturita tutta una serie di racconti, in cui ognuno dice la sua e risulta addirittura credibile: lupi come tirannosauri che inghiottono 600 pecore, uccidendone 1000….
La realtà però è ben diversa: il lupo non spreca energie preziose necessarie alla sua sopravvivenza e caccia solo le prede necessarie al sostentamento del branco e dei propri cuccioli: in più non ha una capienza di stomaco così grande da poter ingerire tutti questi animali.
Un’altra castroneria molto in voga è quella che vede il lupo come cannibale, assiduo mangiatore di cani, con una predilezione per le razze da caccia…. ma anche gatti. Questa storia è stata inventata allo scopo di far leva sugli animalisti più ingenui, decantando le sorti del povero cagnolino o gattino.
In realtà il lupo non mangia membri appartenenti alla propria specie, abitudine che appartiene a quasi tutte le specie viventi, nell’interesse dell’evoluzione delle specie stesse.
In quanto ai gatti poi (animali generalmente predati anche dai cani) è difficile perchè il lupo predilige un habitat poco antropizzato, boschivo e lontano dalla civiltà.
La campagna diffamatoria del lupo prevede anche slogan come : “capriolo sbranato dai lupi”, sempre per far leva sugli animalisti più sprovveduti; e perché cosa dovrebbe sbranare, un’insalata di fagiolini ?
Eppure tutti questi elementi riescono ugualmente a far presa sull’influenzabile opinione comune.
Gli allevatori dovrebbero prendere precauzioni come recinti elettrificati, ricoveri per il bestiame e custodia delle greggi e sarebbe opportuno da parte dello stato tutelare gli allevatori virtuosi, tramite fondi e finanziamenti da investire ai fini di una pacifica convivenza con tutti gli animali selvatici.
Molto spesso i cani rinselvatichiti, che al contrario del lupo non hanno timore dell’uomo o comunque in misura minore, predano gli animali domestici ma la colpa è sempre del lupo cattivo.
A parte le dicerie prive di valenza scientifica è impossibile distinguere la predazione di un lupo da quella di un cane di medie dimensioni, dal momento che stiamo parlando dello stesso animale.
In Italia non esiste un censimento ufficiale del lupo, a parte le storie narrate dalle fazioni interessate.
In una società civile si auspica una maggiore collaborazione da parte di tutti per la tutela delle specie che caratterizzano la biodiversità del nostro paese.
Il bracconaggio, la campagna diffamatoria, i problemi di ibridazione, gli incidenti stradali e la riduzione ai minimi termini dell’habitat naturale continuano a mettere a repentaglio la conservazione ed il patrimonio genetico di una specie molto interessante dal punto di vista scientifico, la cui comunicatività e mimica sono state ereditate dai nostri cani che per questo sono così bravi a mettersi in comunicazione con noi.
Inoltre l’importanza del lupo nell’ecosistema per l’equilibrio naturale preda/predatore dovrebbe far riflettere tutti nella speranza di ottenere maggiore rispetto per l’ambiente e per la ricchezza delle varie diversità presenti in natura che andrebbero preservate e non osteggiate.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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