CARNI ROSSE E LAVORATE SONO CANCEROGENE ?

Poichè la risposta alla domanda del titolo è “si”, prima di entrare nell’argomento, dobbiamo chiarire cosa si intenda per cancerogeno.
In campo scientifico si intende per “sostanza cancerogena” una sostanza in grado di causare tumori o di favorirne l’insorgenza e la propagazione.
Ciò significa che la sostanza in questione potrebbe causare un tumore, ma non è affatto detto che lo causi in uno specifico individuo.
Chiariamo meglio: il fumo e l’alcol sono sostanze cancerogene, eppure ci sono fumatori e bevitori che non si ammalano di tumore e così avviene anche per i consumatori di carni rosse e lavorate.
E’ evidente poi che va considerata la quantità dell’agente cancerogeno assimilato: ad esempio chi fuma di più è più a rischio di chi fuma di meno ed il discorso è identico per i consumatori di carni rosse e lavorate.
Che la carne fosse una sostanza cancerogena lo si sapeva già da tempo: studi del Cancer Research Fund e del National Institutes of Health avevano già anni fa lanciato l’allarme, così come illustri oncolgi di tutto il mondo.
Più recentemente, il Global Burden of Disease Project aveva stimato che 34.000 morti per tumore all’anno erano dovute a diete ricche di carne.
La questione è tornata alla ribalta nell’ottobre 2015 quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in base ad un rapporto dello IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) dedotto da ben 800 diversi studi scientifici effettuati in tutto il mondo, ha ufficialmente inserito le carni lavorate (wurstel, salsicce, carne in scatola, sughi a base di carne, salame, prosciutto, mortadella etc….) nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene (il gruppo del fumo di tabacco e delle bevande alcoliche) e le carni non lavorate di manzo, vitello, agnello, maiale, pecora, cavallo e capra nel gruppo 2A delle sostanze cancerogene.
La cosa è piuttosto rilevante perchè l’OMS classifica le sostanze cancerogene in cinque gruppi (1, 2A, 2B, 3 e 4) in base alla pericolosità decrescente ed i prodotti di cui parliamo sono stati inseriti nei primi due gruppi.
L’azione cancerogena delle carni sull’uomo è anche facilitata da un’altra considerazione: gli animali carnivori hanno un intestino breve, circa 3-4 volte la lunghezza del tronco, mentre l’uomo ha un intestino lungo 10-11 volte più del tronco, per cui la carne, ristagnando a lungo nell’intestino alla temperatura di circa 37 gradi, ha tutto il tempo di imputridire e rilasciare sostanze cancerogene. Si può verificare questo fenomeno semplicemente mettendo una fetta di carne al sole, anche a soli 30 gradi, ed osservando come imputridisce velocemente.
Riassumendo, carni rosse e carni lavorate, potrebbero favorire l’insorgenza di un tumore, così come la potrebbero favorire alcol e tabacco. Non c’è la certezza matematica che un fumatore, un bevitore di alcolici o un “mangiatore” di carne si ammalino di tumore. Diciamo che aumentano però le probabilità che ciò accada.
Chi volesse la certezza matematica dovrebbe eliminare del tutto la carne ed i suoi derivati dalla dieta, così come dovrebbe eliminare il fumo e l’uso di alcolici (tutti, vino compreso).

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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