GLI ANNI OSCURI DELLA VITA DI GESU’

Dai Vangeli canonici non sappiamo nulla del periodo della vita di Gesù che va dai 12 anni fino all’inizio della sua predicazione iniziata all’età di circa 30 anni.
L’ultimo cenno sulla sua infanzia lo troviamo nel secondo capitolo del Vangelo di Luca, nel famoso episodio del Tempio, dove si dice esplicitamente (versetto 42) che Gesù aveva 12 anni.
Poi, sempre in Luca (3,23), troviamo: “Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni”.
C’è dunque un periodo di 18 anni, probabilmente cruciale nella formazione spirituale di Cristo, su cui i Vangeli tacciono.
Si sa per certo che nella Giudea dell’epoca vi erano 5 anni di scuola obbligatoria per i bambini (solo i maschi) dove imparavano la Bibbia e Gesù probabilmente era un alunno eccellente dato che, come racconta Luca, stupì i dottori del Tempio per la sua Sapienza all’età di 12 anni.
Successivamente i ragazzi venivano avviati alla professione, quasi sempre quella del padre, quindi è ragionevole pensare che Gesù abbia fatto il falegname.
Molti studiosi ritengono che Gesù possa aver fatto parte del gruppo dei numerosi discepoli che seguivano Giovanni Battista, che conduceva una vita di penitenza e di preghiera nel deserto.
I Vangeli raccontano che molti di questi discepoli iniziarono poi a seguire Gesù quando iniziò la sua predicazione e che altri invece mostrarono una certa gelosia verso di lui.
Il Battesimo di Gesù da parte del Battista sembra proprio dimostrare che in quell’episodio Giovanni fosse il Maestro e Gesù il discepolo.
In questi anni “oscuri” della vita di Gesù si potrebbero inquadrare anche i 40 giorni di digiuno da lui passati nel deserto subito dopo il battesimo ricevuto da Giovanni: è verosimile che in questo periodo, come tutti i grandi mistici, Gesù abbia iniziato a conseguire facoltà spirituali elevate.
Il periodo storico che stiamo esaminando era caratterizzato dalla presenza di numerose sette religiose e tra queste dobbiamo prestare una particolare attenzione a quella degli Esseni, una comunità religiosa giudaica che si caratterizzava per una elevata spiritualità.
Gli Esseni erano rigorosamente vegetariani, praticavano il celibato e conducevano una vita comunitaria tutta dedicata all’evoluzione spirituale, inoltre rifiutavano la legittimità del culto del Tempio. Essi ritenevano che i sacerdoti fossero ritualmente impuri e conducessero le persone fuori strada con i loro insegnamenti ingannevoli. Oltre a ciò, gli Esseni praticavano il battesimo rituale.
Molti studiosi ritengono che Giovanni Battista fosse originariamente un esseno che poi avrebbe fondato una propria comunità autonoma.
Abbiamo detto che gli Esseni praticavano il celibato e Gesù era celibe, ma nel mondo ebraico il celibato non era praticato, anzi era apertamente condannato. Anche i Rabbini erano sposati. Non essere sposato era considerata una trasgressione al precetto “Siate fruttuosi e moltiplicatevi” (Genesi 1,28), diventato poi un comandamento della Legge Ebraica (prima mitzvah).
Già questa considerazione fa ritenere che, molto probabilmente, Gesù fosse un Esseno, ma la cosa sembra confermata anche dalla sua predicazione ferocemente critica verso i Farisei, gruppo religioso avversato e criticato dagli Esseni.
La scoperta degli scritti di Qumran, tra il 1947 ed il 1956, ha poi portato nuovi elementi a sostegno di questa tesi e, decenni più tardi, il Papa Benedetto XVI° scriveva nel primo capitolo del suo libro “Gesù di Nazareth”:
“Ci colpisce la devota serietà di questi scritti: sembra che Giovanni il Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini a questa comunità. In ogni caso i manoscritti di Qumran presentano molteplici punti di contatto con l’annuncio cristiano. Non è da escludere che Giovanni il Battista abbia vissuto per qualche tempo in questa comunità e abbia in parte ricevuto da essa la sua formazione religiosa”.
Ma questi “anni oscuri” della vita di Gesù non finiscono di sorprenderci: egli, prima di iniziare la sua predicazione, avrebbe lasciato la comunità essena e fatto un lungo viaggio che lo avrebbe portato fino in India.
Questa tesi è molto diffusa nel mondo induista ed è stata resa popolare in Europa dalle pubblicazioni di vari Maestri induisti come Paramahansa Yogananda nel suo libro “Lo Yoga di Gesù”.
Ma, molti anni prima, nel 1887, il dottore e giornalista russo Nicolas Notovich trovò in Tibet documenti relativi al soggiorno in India di Gesù Cristo. In uno di questi documenti si affermava che Gesù, ancora in giovane età, si unì in Palestina ad una carovana di mercanti che, attraverso la Mesopotamia e la Persia, lo condusse fino all’odierno Pakistan dove avrebbe avuto contatti con comunità Buddhiste. Dopo un anno avrebbe poi ripreso il viaggio recandosi in India, ai piedi dell’Himalaya, ai confini col Tibet, dove avrebbe conosciuto i Veda e si sarebbe impadronito delle tecniche del Raja Yoga sotto la guida di sacerdoti bramini. Avrebbe anche ricevuto insegnamenti esoterici da alcuni rishi, quei maestri indù che, dopo anni di meditazioni nella foresta, avevano conseguito l’illuminazione.
Secondo questo manoscritto, suddiviso in 14 capitoli, la permanenza di Gesù in India durò sei anni, dopo di che egli si accinse al lungo viaggio di ritorno in Palestina.
Questo viaggio in India si ricollega ad un’altra tradizione, riportata da questo testo, ma anche propria del gruppo musulmano degli Ahmadi, secondo la quale Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe fuggito dalla Palestina e tornato in India, dove sarebbe vissuto ancora per molti anni fino a morire di vecchiaia a Srinagar, nel Kashmir: qui si trova infatti un monumento tradizionalmente indicato come la tomba del “Profeta venuto dall’Occidente”.
Nel 1922 lo swami Abedhananda, che fu discepolo diretto di sri Ramakrishna, si recò nello stesso monastero tibetano visitato da Notovich e confermò il contenuto del testo, inoltre ebbe notizia di altri documenti analoghi presenti in monasteri nei pressi di Lhasa, la capitale del Tibet.
Altri viaggiatori come Nicholas Roerich nel 1925, ed Elisabeth Caspari nel 1939 trovarono documenti e racconti analoghi.
Una conferma indiretta dell’influenza dell’Induismo su Cristo, evidenziata sia da studiosi Induisti che Cristiani, ci viene poi anche dalle sorprendenti analogie tra la Bhagavad Gita ed i Vangeli.
Non sarebbe dunque casuale il fatto che l’apostolo Tommaso, già nel 52 dopo Cristo, pochi anni dopo la presunta morte di Cristo, si sia recato In India, dove tuttora esiste la comunità dei Cristiani di san Tommaso, diffusa in tutta l’India del Sud Ovest, forse la più antica comunità Cristiana fuori della Palestina.

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Ingegnere Chimico
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