ARIANESIMO (ERESIA CRISTIANA)

La Dottrina Cristiana, così come la conosciamo noi, in realtà si è formata molto lentamente nel corso dei secoli, attraverso numerosi concili.
Nei primi secoli dopo la morte di Cristo vi erano tra i Cristiani interpretazioni molto differenti su questioni teologiche anche di primaria importanza e, in effetti, il significato della parola “eresia” è semplicemente quello di “scelta” e, solo successivamente, assunse dei connotati negativi.
L’Arianesimo è l’eresia cristiana che, più di ogni altra, ha avuto la seria possibilità di diventare la dottrina ufficiale della Chiesa: dal terzo al settimo secolo fu adottato da Vescovi, Imperatori, Chiese locali, intere nazioni ed ebbe milioni di seguaci.
Il nome “Arianesimo” deriva dal nome di colui che, per primo, dette una sistemazione teologica a questa dottrina: Ario, teologo e presbitero cristiano di Alessandria, vissuto dal 256 al 336 dopo Cristo.
In realtà Ario non fece altro che organizzare teologicamente l’interpretazione del Cristianesimo di pensatori precedenti, tra cui anche Origene e Luciano di Antiochia.
Il punto fondamentale della tesi dell’Arianesimo è basato su di un rigido monoteismo: Dio è il Principio Unico, eterno ed ingenerato. Cristo, il Figlio, è invece generato da Dio, per cui ha avuto inizio nel tempo: la natura divina del Cristo è sostanzialmente inferiore a quella di Dio. Cristo è la più alta delle creature, ma non è consustanziale a Dio.
Fin dalla sua prima enunciazione da parte di Ario, intorno al 300 dopo Cristo, l’Arianesimo cominciò a diffondersi rapidamente in tutto l’Impero, sopratutto nella sua parte orientale ed in Africa, e fu adottato come Cristianesimo ufficiale da molti vescovi, tra i quali gli autorevolissimi Eusebio di Cesarea ed Eusebio di Nicomedia, che successivamente divenne vescovo di Costantinopoli.
Ciò provocò una grande spaccatura nel mondo cristiano che, oltre alle dispute teologiche, causò anche disordini e scontri cruenti tra le opposte fazioni.
L’imperatore Costantino, preoccupato per la grave situazione che si era creata nell’Impero, decise di indire un Concilio a Nicea che si tenne nel 325 dopo Cristo.
In realtà egli non propendeva ne per l’una o per l’altra tesi. Il suo scopo era unicamente politico: decidere in via definitiva se il Figlio fosse inferiore al Padre e creato nel tempo o se fosse della stessa natura del Padre ed esistente “ab aeterno” e così pacificare l’impero.
Al Concilio parteciparono vescovi e teologi di tutte le fazioni e partecipò anche Ario. Non partecipò invece il Papa Silvestro I°, completamente succube dell’Imperatore Costantino che invece partecipò a tutte le sedute.
In assenza del Papa, il Concilio di Nicea fu presieduto dal vescovo Osio di Cordova, nemico acerrimo dell’Arianesimo e consigliere personale dell’Imperatore Costantino, sul quale aveva grande influenza.
Il risultato scontato di questo Concilio fu la condanna dell’Arianesimo, l’esilio di Ario ed il trionfo della tesi che Gesù Cristo era della stessa sostanza del Padre e generato dal Padre prima di tutti i secoli: “Gesù Cristo è il Figlio unigenito di Dio, generato, non creato, consustanziale al Padre, eterno e immutabile”.
Ma, già l’anno dopo, l’Arianesimo, uscito dalla porta, rientrava dalla finestra: fu revocato l’esilio per tutti i vescovi di fede ariana e lo stesso Ario fu riammesso a corte.
I secoli successivi furono caratterizzati da una enorme diffusione dell’Arianesimo, che, in alcuni casi, assunse posizione più radicali, negando totalmente la divinità di Cristo.
Significativo è l’episodio in cui l’Imperatore Costantino, in punto di morte (337 dopo Cristo), si fece battezzare dal vescovo ariano Eusebio di Nicomedia.
A Costantino succedette nella guida dell’impero, fino al 361 dopo Cristo, il figlio Costanzo II°, che non esitò a dichiarare l’Arianesimo religione ufficiale.
Dopo la breve parentesi dell’imperatore Giuliano l’apostata, che tentò di restaurare il paganesimo, l’Arianesimo tornò religione ufficiale dello stato sotto l’imperatore Valente, fino al 378 dopo Cristo.
Mentre l’Impero romano d’occidente si avviava al suo tramonto, un evento decisivo fu la conversione al Cristianesimo dei Goti, che premevano ai confini dell’Impero.
Questa conversione fu ottenuta dal vescovo Ulfila, discepolo di Eusebio di Nicomedia, per cui i Goti adottarono l’Arianesimo come religione.
Rapidamente l’Arianesimo si diffuse tra le altre popolazioni barbariche, come Vandali e Longobardi, per cui quasi tutti i regni Romano-Barbarici sorti dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, furono di religione ariana.
Il declino dell’Arianesimo ed il lento trionfo del Cristianesimo nella sua forma Cattolica si possono far iniziare nel 496 dopo Cristo, quando Clodoveo, re dei Franchi, si converte al Cattolicesimo.
Successivamente anche Visigoti, Ostrogoti, Vandali e Burgundi abbandonarono l’Arianesimo per convertirsi al Cattolicesimo.
Queste conversioni non furono sempre pacifiche, ma spesso frutto di cruente guerre di religione.
Gli ultimi a convertirsi furono infine i Longobardi, intorno al 660 dopo Cristo.
L’Arianesimo non è del tutto morto. I Testimoni di Geova, per esempio, negano il Dogma della Trinità ed asseriscono che il Cristo è stato creato nel tempo, prima di ogni cosa, da Dio Padre (Geova) e lo ritengono una divinità inferiore.
Analoga è la posizione dei Mormoni.
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