“C’ERANO SULLA TERRA I GIGANTI A QUEI TEMPI”

L’inizio della civiltà conosciuta coincide con l’invenzione della scrittura e, nei primi documenti scritti nella storia dell’umanità, venivano spesso riportate tradizioni orali più antiche che venivano tramandate di generazione in generazione.
In molti di questi scritti troviamo riferimenti a creature umane di proporzioni gigantesche che avrebbero popolato il nostro pianeta in epoca precedente alle civiltà conosciute.
Tenteremo una breve analisi di quanto riportato da questi testi, facendo subito una considerazione: è piuttosto improbabile  che un qualsiasi autore di uno scritto inventi di sana pianta un argomento. Sicuramente, in millenni di tradizione orale, gli argomenti possono essere alla lunga risultati alterati, esagerati e non più strettamente aderenti al racconto originale, ma un fondo di verità è sicuramente presente.
Cominciamo ad esaminare cosa leggiamo nella Bibbia a proposito dei giganti.
Il Vecchio Testamento è una collezione di scritti di un popolo di pastori nomadi, gli Ebrei, che intorno al 2000 avanti Cristo si spostarono dalle regioni della bassa Mesopotamia fino a giungere in Palestina.
Questi racconti sono stati scritti in un lunghissimo arco di tempo da decine di autori diversi, ma è proprio nelle più antiche di queste narrazioni, che troviamo menzionati i giganti.
Riportiamo i brani più significativi che troviamo nei libri del Pentateuco, i più antichi di tutta la Bibbia:
“C’erano sulla terra i Giganti a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”. (Genesi 6,4)
“Ed ecco, vedemmo i giganti figli di Anak che discendono dai giganti e ai nostri occhi noi eravamo di fronte ad essi come dei grilli ed ai loro occhi eravamo come dei grilli” (Numeri 13,33)
“Ecco, il suo letto era di ferro. La sua lunghezza è di nove cubiti, e la sua larghezza di quattro cubiti, secondo il cubito di un uomo”. (Deuteronomio 3,11). [Il cubito è una misura di lunghezza che vale circa mezzo metro].
Quest’ultimo brano è riferito al letto del Re Og di Basan, definito come “l’ultimo superstite dei Refaim”.
Refaim, Emim, Nephilim, Anakiti (i “figli di Anak” di cui si parla nel secondo brano riportato) sono termini con i quali nella Bibbia vengono denominate popolazioni di giganti.
In Deuteronomio 2, 10-11, leggiamo:
“Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakiti. Erano anch’essi considerati Refaim come gli Anakiti”.
Un’altra versione del primo brano che abbiamo riportato (quello della Genesi) la troviamo nel libro di Enoch, che però è accettato solo dalla Bibbia Copta, mentre le altre confessioni ebraiche e cristiane lo considerano apocrifo:
“Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, ed in quei tempi nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti”.
Nel brano della Genesi si afferma che i giganti erano il risultato dell’accoppiamento tra i “Figli di Dio” e le figlie degli uomini, mentre nel brano tratto dal libro di Enoch, anzichè di “Figli di Dio”, si parla di “Angeli figli del Cielo”.
Qui il mistero si infittisce e su questi “Figli di Dio” o “Angeli figli del Cielo” sono state fatte le ipotesi più disparate, non ultima quella che si trattasse di creature provenienti da altri pianeti.
Nel più tardo libro del Siracide, presente nella Bibbia cristiana, ma non riconosciuto dalla Bibbia ebraica, leggiamo:
“Dio non perdonò agli antichi giganti, che si erano ribellati per la loro forza”.
Ricordiamo che gli autori cristiani traducono con la parola “Dio” il termine “Elohim” che invero è plurale e sembrerebbe indicare più di una divinità.
Lasciamo ora la tradizione giudaico-cristiana e vediamo i riferimenti ai giganti di altre antiche culture.
La mitologia greca è ricca di riferimenti a queste gigantesche creature.
La Gigantomachia, raffigurata anche sul Partenone di Atene, narra la lotta che i giganti intrapresero contro gli dei dell’Olimpo. Il tema di questo mito sembra analogo a quanto riportato nel libro del Siracide.
Nella sua Teogonia, Esiodo ci dice che i giganti erano figli di Urano (Il Cielo) e Gea (la Terra), e questo concetto ci sembra analogo a quello riportano sia nella Genesi che nel libro di Enoch.
Anche creature come i Ciclopi ed i Titani, frequenti nei racconti della mitologia greca, erano giganti.
Anche nella tradizione delle antiche popolazioni nordiche, come i vichinghi, sono presenti numerosi riferimenti ai giganti: anche qui gli Jotunn sono degli esseri giganteschi, dotati di forza sovrumana, descritti in opposizione agli dei del cielo.
Per quanto riguarda le civiltà precolombiane, i Toltechi e successivamente anche gli Aztechi, asserivano che i primi abitanti del Messico erano dei giganti che poi furono distrutti da un terribile diluvio (tradizione onnipresente!).
In effetti, quando queste popolazioni giunsero e si insediarono nella città di Teotihuacan, questa era già esistente ed in parte in rovina.
Riferimenti ai giganti li troviamo anche nel poema indiano del Ramayana (VI° secolo avanti Cristo), sconfitti da Rama, incarnazione del dio Visnù e nel Mahabharata dove si descrive ancora una guerra tra giganti e dei.
Collegata alla possibile esistenza di una razza di esseri umani giganteschi nell’antico passato della storia umana è tutta una serie di costruzioni ciclopiche sparse un po’ dovunque sul nostro pianeta.
Ancora non si sa in che modo siano state edificate e, solo a titolo di esempio, riportiamo l’antichissima città monumentale di Tiahuanaco in Bolivia (appunto costruita dai giganti secondo una leggenda locale), Machu Picchu in Perù, Baalbek in Libano (anche costruita dai giganti, secondo una leggenda araba), i misteriosi Moai (le statue gigantesche dell’Isola di Pasqua), il sito di Stonehenge in Inghilterra, ma anche le Piramidi in Egitto ed in Messico a Teotihuacan, le mura ciclopiche che si trovano in ogni parte del mondo, anche in Italia, ma l’elenco sarebbe interminabile.

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Ingegnere Chimico
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