LA QUESTIONE PALESTINESE

Questa breve nota viene scritta il 6 settembre 2011 e, tranne le notizie storiche, potrebbe presto risultare inattuale, dato il continuo evolversi degli avvenimenti.
La Palestina è una regione di circa 27.000 kilometri quadrati attualmente divisa tra lo stato di Israele (circa 21.000 kilometri quadrati) e due territori, la Cisgiordania e la striscia di Gaza, affidati al governo provvisorio dell’Autorità Palestinese.
Alla fine della prima guerra mondiale (1918), con lo smembramento dell’Impero Ottomano, alleato di Germania ed Austria-Ungheria, la Palestina divenne colonia inglese e restò tale fino al 1947, quando la Gran Bretagna affidò all’ONU il suo mandato sulla regione.
Nell’epoca coloniale la popolazione della Palestina era costituita per oltre il 90% da Palestinesi di origine araba e religione musulmana sunnita. Nella regione vivevano poi circa un 7% di Ebrei ed erano presenti anche minoranze di Cristiani.
Fin dall’epoca dell’Impero Ottomano, si assistette ad una nutrita migrazione di Ebrei in Palestina: questi giungevano nella “Terra Promessa” sopratutto per sfuggire alle persecuzioni di cui erano vittime, sopratutto in Europa.
Dalla fine dell’800 fino ai primi del ‘900, questi ebrei provenivano sopratutto dall’Europa dell’est, ma, con l’avvento del Nazismo in Germania, cominciò negli anni ’30 una consistente migrazione anche da questo paese. Altri ebrei giunsero in Palestina anche dallo Yemen e da altri paesi arabi, dove erano perseguitati.
Queste migrazioni sono sempre state considerate dagli Ebrei come un “ritorno”: la Palestina, allora abitata dagli Ebrei, fu conquistata dall’Impero Romano nel 63 avanti Cristo e, dopo la tragica conclusione delle grandi rivolte del 70 e del 136 dopo Cristo, iniziò, da parte loro, l’abbandono in massa di questa terra e cominciò la “Diaspora”, cioè l’emigrazione degli Ebrei nel Nord Africa ed in Europa e, successivamente, in America.
Possiamo fissare una data d’inizio per la “questione Palestinese”: il 2 Novembre 1917, quando il segretario britannico per gli esteri Arthur James Balfour pubblicò la famosa dichiarazione che riportiamo in originale:
“Il Governo di Sua Maestà considera con favore la fondazione in Palestina di una patria nazionale per il popolo ebraico, e userà il proprio migliore impegno per facilitare il  raggiungimento di questo obiettivo, col chiaro intendimento che niente sarà fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle esistenti comunità non-ebraiche in Palestina o i diritti e lo stato politico goduti dagli ebrei in ogni altro paese”.
L’evento decisivo per la nascita di una “questione palestinese” avvenne però non appena la Gran Bretagna rimise all’ONU il suo mandato sulla Palestina.
Con la risoluzione N° 181 del 29 Novembre 1947, l’ONU stabilì la partizione della Palestina in due stati indipendenti, uno ebraico e l’altro arabo, lasciando Gerusalemme sotto il controllo internazionale.
La totalità degli stati arabi respinsero il piano, ma anche i nazionalisti ebraici più accesi lo rigettarono, in quanto reclamavano tutta la Palestina ed anche la città di Gerusalemme.
Ma gli avvenimenti precipitarono: il 14 maggio 1948, alle quattro del pomeriggio, con la voce rotta dall’emozione, David Ben Gurion proclamava la nascita dello stato di Israele. Tra l’altro citò questo versetto della Bibbia:
“Guarda la terra di Canaan, dice il Signore, che Io darò in possesso ai figli di Israele. Questa è la terra che Io promisi ad Abramo, ad Isacco ed a Giacobbe: Io la darò in possesso alla tua progenie”.
Il giorno dopo, il 15 maggio 1948, il neonato stato di Israele fu invaso da sud dalle forze armate egiziane, da nord da quelle siriane e libanesi, appoggiate anche da un contingente iracheno e da est dalla temibile legione araba del Regno di Giordania.
Dopo i primi momenti di disperazione, tra luglio ed ottobre iniziò la controoffensiva israeliana che si concluse con una inaspettata vittoria su tutti i fronti.
Dopo la firma di armistizi separati con Egitto, Siria, Libano e Giordania, Israele si trovò in possesso di un territorio maggiore di quello previsto in origine dal piano di spartizione.
Conseguenza notevole di questa guerra fu che non si parlò più di uno stato Palestinese: la Cisgiordania fu annessa alla Giordania e la striscia di Gaza all’Egitto.
Da questo momento cominciò anche il triste esodo delle popolazioni Palestinesi che vennero ammassate in campi profughi in Libano, Giordania, Egitto e Siria.
I paesi arabi non accettarono mai questa situazione, per cui ci furono altre guerre.
Nel 1956, a seguito della nazionalizzazione del canale di Suez da parte dell’Egitto, Israele, col vero scopo di distruggere l’esercito egiziano che si andava pericolosamente riorganizzando, invase tutto il Sinai, ma lo dovette restituire a causa della condanna dell’ONU.
Alla guerra contro l’Egitto parteciparono anche Francia e Gran Bretagna, ma dovettero desistere dopo la minaccia dell’URSS di un bombardamento atomico di Parigi e Londra.
Nel 1967 l’Egitto minacciò di nuovo di chiudere lo stretto di Suez alle navi Israeliane ed il 4 giugno iniziò la cosidetta guerra dei sei giorni. In questo brevissimo lasso di tempo, Israele invase di nuovo il Sinai ed anche la striscia di Gaza, occupò tutta la Cisgiordania, tolse alla Siria le alture del Golan e si stabilì sulla sponda orientale del canale di Suez.
La quarta guerra arabo-israeliana, detta la guerra del Kippur, si svolse nel 1973: il 6 ottobre le truppe egiziane e siriane, con la copertura di missili sovietici, attaccarono all’improvviso e travolsero le truppe israeliane. Ma, dall’11 ottobre, l’esercito israeliano, ripresosi dalla sorpresa, ricacciò i siriani oltre confine e, nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre, guidato dal generale Sharon in una leggendaria controoffensiva, varcò addirittura il canale di Suez, accerchiò l’esercito egiziano e lo distrusse.
Anche stavolta l’ONU impose un armistizio, finchè, con gli accordi di Camp David del 1978-79, Israele restituì il Sinai all’Egitto.
Nel 1993, a seguito di accordi con la leadership Palestinese, Israele ritirò le sue truppe dalla Cisgiordania e nel 1994 dalla striscia di Gaza.
Nessun accordo c’è invece mai stato con la Siria, per cui Israele occupa ancora le alture del Golan, nel momento in cui scriviamo.
Senza dilungarci, andrebbero poi ricordate le azioni militari di Israele nel sud del Libano, regione praticamente in mano della fazione estremista musulmana degli Hezbollah appoggiata da Iran e Siria.
Il sud del Libano è stato occupato militarmente da Israele da marzo a giugno del 1978 e dal giugno 1982 al giugno 1985.
Scarso successo ebbe invece un’altra operazione militare nel sud del Libano nel 2006.
Un evento determinante nell’ambito del conflitto arabo-israeliano è stato la costituzione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), avvenuta nel 1994 con gli accordi di Oslo.
Questo sembra un primo passo verso la costituzione di uno stato Palestinese indipendente, in quanto da allora Israele ha ceduto a questa istituzione il controllo effettivo di ampie zone della Cisgiordania e della striscia di Gaza.
Per anni l’ANP è stata guidata da Yasser Arafat, già capo dell’organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP).
Arafat ed il suo successore Abu Mazen hanno condotto numerose trattative dirette ed indirette con lo stato di Israele per tentare di raggiungere una soluzione della questione palestinese.
Un passo avanti fondamentale è stato il riconoscimento da parte dell’ANP dell’esistenza dello stato di Israele.
In questi anni si è verificato però anche il fenomeno dell’Intifada, cioè una rivolta popolare contro l’occupazione israeliana che ha portato, in seno all’ANP, al crescente successo della fazione estremista di Hamas, che ormai (dal 2007) ha il completo controllo effettivo di tutta la striscia di Gaza, da dove spesso partono missili contro il territorio di Israele, avvenimenti che poi provocano rappresaglie militari da parte di quest’ultimo.
Particolarmente violenta fu l’azione israeliana nella striscia di Gaza nel 2009.
L’organizzazione di Hamas ha uno statuto che prevede la distruzione dello Stato di Israele e la sua sostituzione con un Stato islamico palestinese nella zona che ora comprende Israele, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
Hamas è considerata una organizzazione terroristica in quasi tutti i paesi del mondo e ciò rende problematica una soluzione definitiva del conflitto arabo-palestinese.

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Ingegnere Chimico
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