IL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

Tutti gli stati, per finanziare le proprie attività, ricorrono al “Debito Pubblico”, cioè si fanno prestare del denaro. Ciò avviene mediante l’emissione di obbligazioni, che sono dei titoli che possono essere aquistati dai privati cittadini, dalle banche, da istituzioni, da società varie etc…
Queste obbligazioni hanno una durata prefissata, al termine della quale, lo stato emittente rimborserà il titolo. Ovviamente questi titoli danno un interesse che viene pagato periodicamente (trimestralmente, semestralmente o annualmente). Questo interesse, che viene periodicamente corrisposto, viene chiamato ancora “cedola” perché in passato, per riscuoterlo, si doveva staccare il tagliando numerato unito al certificato che rappresentava l’obbligazione.
Le obbligazioni più comuni emesse dallo Stato italiano sono i BTP, i CCT ed i BOT.
I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) danno un interesse costante per tutta la durata dell’obbligazione fissato nel momento dell’emissione ed hanno una durata poliennale, usualmente con scadenze di 3, 5, 10, 15 o 30 anni.
I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) hanno invece un tasso di interesse variabile, legato all’andamento del rendimento dei BOT semestrali. Di solito hanno una durata di 7 anni.
Gradualmente i CCT saranno sostituti da una nuova tipologia di titoli ad interesse variabile, legato al tasso “Euribor”, che è un tasso di riferimento europeo.
I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono invece titoli senza cedola che hanno una durata inferiore ad un anno. Essi vegono venduti ad un valore (determinato tramite un’asta) inferiore al valore nominale che verrà corrisposto all’atto del rimborso, quindi il rendimento è dato dalla differenza tra il valore di rimborso (valore nominale) e il prezzo di emissione.
In Italia, col passare degli anni, le dimensioni del Debito Pubblico hanno raggiunto dimensioni enormi: oltre 1.800 miliardi di euro, nel momento in cui scriviamo. In pratica ogni Italiano, neonati compresi, ha un debito di oltre 30.000 euro! C’è poi da considerare che lo Stato italiano paga ogni anno oltre 70 miliardi di euro di interessi.
Il Debito Pubblico italiano è uno dei più alti del mondo e ciò rende l’Italia particolarmente vulnerabile finanziariamente.
E’ chiaro poi che, meno credibile è uno stato, più alto è l’interesse che esso è costretto a pagare ai sottoscrittori dei propri Titoli, creando un circolo vizioso di ulteriore indebitamento.
Per poter fare un confronto con gli altri paesi, gli economisti non si riferiscono al valore assoluto del Debito Pubblico, ma al rapporto tra il Debito ed il PIL. Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è il valore di tutti i beni e servizi prodotti da un dato paese in un anno.
Per l’Italia, nel 2011, questo valore è di 120, cioè il nostro Debito è il 120% del PIL.
Si parla tanto dei paesi a rischio bancarotta, ma la loro situazione, almeno per quanto riguarda il rapporto Debito-Pil, è migliore della nostra:
Grecia 115, Portogallo 77, Irlanda 64, Spagna 53.
Un campanello di allarme è che il prezzo del credito default swap, ossia del costo dell’assicurazione contro l’insolvenza per i titoli di Stato, per il nostro Paese è arrivato all’1,88 per cento, mentre quello della Germania rimane allo 0,05.
Non è infrequente il caso di uno Stato che diventi insolvente. Quali sono i provvedimenti che uno Stato potrebbe prendere in tale caso?
1) Il consolidamenento del debito pubblico che consiste nell’allungare i termini di scadenza dei titoli.
2) La ristrutturazione del debito pubblico che consiste nella diminuizione del valore nominale dei titoli. Ad esempio se i miei risparmi sono 100 mila euro di BTP, diventano per decreto 30 mila.
3) La bancarotta: lo Stato non rimborsa più i Titoli emessi.
Ci auguriamo che lo stato italiano non debba mai ricorrere ad uno di questi strumenti estremi, ma il problema è grave e sono urgenti misure per la riduzione del nostro Debito Pubblico.

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