LA MORTE

Senza usare equazioni complicate, possiamo affermare che la vita è un fenomeno che si oppone alla legge dell’Entropia.
L’Entropia è una misura del disordine di un Sistema e, per il secondo principio della Termodinamica, l’Entropia dell’Universo è in continuo aumento.
Quando, in qualche punto dell’Universo, si origina la vita, questo è un sistema “ordinato”, nato a spese di un aumento del disordine dell’ambiente circostante: è un misterioso tentativo di contrastare l’inesorabile legge dell’Entropia (un filo d’erba nasce anche in mezzo alle pietre).
Sul nostro pianeta, almeno allo stadio attuale dell’Evoluzione, questo “sistema ordinato” dura poco, proprio perchè, prima o poi, soccombe alla inesorabile legge dell’Entropia: una stella come il Sole vive in media 10 miliardi di anni; la durata di un essere vivente è, a confronto, solo un battito di ciglia.
In un essere umano sono presenti circa centomila miliardi di cellule. Ciascuna di esse è un essere vivente a tutti gli effetti: nasce, si riproduce, invecchia e muore. Nessuna cellula ha la coscienza di essere parte di una struttura più complessa, dotata di autocoscienza.
Per dare dunque una corretta definizione di morte, dovremo necessariamente riferirci a questa effimera struttura superiore che è il nostro io. Semplicemente possiamo affermare che la morte è la fine dell’autocoscienza.
I fenomeni immediati che fanno supporre la morte sono: assenza di respiro, assenza di battito cardiaco ed assenza di riflessi pupillari, ma questi segni esteriori non hanno valore di certezza per la diagnosi di morte.
Successivamente si hanno il raffreddamento del cadavere, la rigidità cadaverica (rigor mortis) e la decolorazione della salma dovuta all’assenza della circolazione sanguigna.
In medicina legale, questa cessazione dell’autocoscienza è testimoniata dall’encefalogramma “piatto” irreversibile: è buona norma attendere almeno 24 ore prima di seppellire un cadavere (non sono rari i casi di “ritorno in vita”). C’è una triste statistica che parla di un 2% di persone sepolte vive; il fatto è testimoniato dai coperchi delle bare trovati graffiati all’interno e dalle strane posizioni in cui si trovano i cadaveri dopo la riesumazione delle salme.
Dopo la morte così definita, cominciano a morire le singole cellule, a causa del mancato apporto di ossigeno per la cessazione delle funzioni respiratorie. Muoiono per prime le cellule nervose, poi quelle cardiache e più tardi quelle dei tessuti di sostegno. Si tenga presente che, dopo il decesso, continuano per almeno due ore i movimenti intestinali, con conseguente fuoriuscita di feci. Proseguono per almeno altre 30 ore i movimenti vibratili delle mucose respiratorie, l’attività secretoria delle ghiandole digerenti, la motilità degli spermatozoi, l’attività fagocitaria dei globuli bianchi, la sensibilità delle arteriole all’adrenalina. Il cuore, a distanza di 24 h dalla morte, continua a presentare movimenti fibrillatori dell’atrio destro.
Una indagine sulle sensazioni del moribondo può essere compiuta analizzando i racconti delle persone che hanno sperimentato le condizioni di coma, arresto cardiocircolatorio ed encefalogramma piatto, ma che poi si sono riprese e sono “tornate in vita”.
L’elemento più comune in questi racconti è la sensazione che ha il moribondo di percorrere un tunnel al termine del quale vi è una luce splendente.
Spesso è anche presente la sensazione di uscire dal proprio corpo e di assistere agli eventi che accadono intorno a se dall’esterno.
Queste due sensazioni vengono poi spesso arricchite, nei resoconti dei “tornati in vita”, da elementi religiosi, ma questi elementi sono diversi a seconda della religione praticata in vita dal morente.
L’ipotesi scientifica più accreditata ritiene che queste visioni siano dovute alle alterazioni chimiche che avvengono nel cervello quando si trova in stato di coma profondo: sensazioni analoghe vengono provocate artificialmente con la somministrazione di particolari droghe come la ketamina.
All’inizio di questa nota, abbiamo detto che i miliardi di cellule che compongono il nostro organismo sono esseri viventi che non hanno alcuna coscienza di formare una struttura complessa a loro superiore. Ebbene, anche tutti gli esseri viventi di una determinata specie concorrono ad una struttura superiore che è appunto la specie stessa, nel nostro caso la specie umana. In questa ottica lo scopo principale della nostra esistenza è la trasmissione del DNA per consentire la sopravvivenza della specie. In questo quadro, la morte del singolo individuo è un avvenimento irrilevante: nel nostro organismo ogni giorno muoiono migliaia di cellule, ma per noi non cambia nulla.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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