POLITEISMO CRISTIANO

La principale accusa che l’Islam rivolge al Cristianesimo è quella di Politeismo. Vediamo se c’è qualche verità in questa affermazione.
Nel Concilio di Costantinopoli del 381 fu proclamato il dogma della Trinità: Dio è uno solo in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ci vollero dunque più di tre secoli dalla predicazione di Cristo per debellare tutte le altre tesi. Fino ad allora prevalevano altre tesi come l’Arianesimo che affermava che l’unico vero Dio è il Padre e Cristo ha natura umana o l’Adozionismo che riteneva Cristo subordinato alla potenza del Padre o la dottrina degli Adelofagi che non credevano nella divinità dello Spirito Santo o ancora la dottrina dei seguaci di Cerinto che riteneva Cristo un grande profeta sul quale, al momento del battesimo di Giovanni, sarebbe disceso lo spirito del Padre.
Il concetto di Trinità di Dio è ritenuto dalla religione Islamica una grande bestemmia. Si legge nel Corano:
“Bestemmia chi dice: Dio è uno di tre in una trinità, poiché non c’è Dio all’infuori del Dio Uno”.
“Non dite Trinità, desistete. Sarà meglio per voi. Poiché Dio è Dio Uno”.
Si noti che I musulmani rispettano e riveriscono Gesù. Essi lo considerano uno dei più grandi messaggeri di Dio al genere umano, ma niente di più.
Ma il colpo più consistente al Monoteismo fu dato dal Concilio di Efeso che, sulla base di forti pressioni popolari che “reclamavano” per l’assenza di “divinità femminili” nel Cristianesimo, proclamò Maria “Madre di Dio”. Tale rassicurante e superstiziosa venerazione colmava il “vuoto” lasciato dalle varie Dee della religione pagana. Maria prese dunque il posto, nella devozione popolare, di Diana, Iside, Artemide etc…
Fino ad allora la tesi predominante era che Maria fosse solo la madre dell’uomo Gesù.
Da allora, in alcuni ambienti cristiani, il culto di Maria divenne addirittura predominante sul culto di Gesù, o del Padre.
Nel frattempo, già dal quarto secolo si andava diffondendo il culto di Angeli e Santi.
Gli Angeli vennero divisi in tre gerarchie: alla prima appartenevano Serafini, Cherubini e Troni; alla seconda Dominazioni, Virtù e Potestà; alla terza Principati, Arcangeli ed Angeli.
Come si vede, non era la fantasia ciò che mancava ai primi Padri della Chiesa.
Per quanto poi riguarda i santi, la Chiesa si attribuì il potere di nominarli dalla …. Terra, assumendosi la facoltà di stabilire la struttura del “Cielo”.
La quantità dei santi è cresciuta nei secoli in maniera esponenziale: si pensi che il solo Giovanni Paolo II ha proclamato 1342 Beati e 483 Santi !
Nelle forme di Cristianesimo popolare, che poi sono le più diffuse, la venerazione del santo locale è la forma di culto predominante.
In un divertente sondaggio, svolto tra cristiani praticanti, nel quale si chiedeva “Quando siete in crisi, a chi affidate le vostre preghiere?”, Gesù figurava solo al sesto posto, preceduto, tra gli altri, dalla Madonna, da Padre Pio e da San Francesco; ancora più indietro nella classifica c’era Dio Padre.
Si noti che la Chiesa, per poter sostenere il culto a questo gran numero di divinità, è stata costretta a “censurare” la versione originale del secondo comandamento che recitava così:”Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”.
A questo punto la cosa che fa più sorridere è l’accusa di Politeismo che il Cristianesimo rivolge all’Induismo. Innanzitutto bisogna osservare che il grande numero di divinità del Pantheon induista è decisamente inferiore a quello cristiano. Poi che, per l’Induismo, il principio supremo, Brahman, è qualcosa di ben più profondo di quanto possa concepire l’infantile Teologia Cristiana: esso è privo di qualsiasi forma o definizione, è indescrivibile, incorporeo, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno. È il principio ultimo che non ha avuto inizio, non ha una fine, è nascosto in tutte le cose ed è la causa, la fonte, la materia e l’effetto di tutta la Creazione conosciuta e sconosciuta. Esso è l’origine di tutti i Deva (esseri celesti), e rappresenta la base del manifesto e dell’immanifesto, uno stato indifferenziato di puro essere, eternità e beatitudine, situato al di là di qualsiasi speculazione filosofica o moto devozionale.

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Ingegnere Chimico
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