INDUISMO, GNOSTICISMO E SCIENZA MODERNA

Come è noto, il nostro universo è nato circa 14 miliardi di anni fa da una immane esplosione di un punto singolare. In quel preciso momento nacque lo Spazio-Tempo ed iniziò la sua espansione. Le immense nubi di gas e polveri, per effetto della gravità, iniziarono a dar luogo alla nascita delle stelle che si formavano raggruppate in galassie. Attualmente esistono miliardi di galassie, composte, ciascuna, da centinaia di milioni di stelle, molte delle quali corredate da pianeti. Queste galassie sono separate da immense distanze di spazio vuoto e si stanno allontanando l’una dall’altra per effetto dell’espansione dell’universo, dovuta all’esplosione iniziale.
Non sappiamo ancora se questa espansione durerà all’infinito o se, ad un certo punto, si fermerà ed inizierà la contrazione dell’universo fino al collasso nel punto iniziale. In tal caso si avrebbe una nuova esplosione con la formazione di un nuovo universo. Si continuerebbe così all’infinito.
Se sia vera la prima o la seconda ipotesi dipende solo dalla quantità totale di materia presente nell’universo. Questo dato è ancora sconosciuto perchè dipende anche dalla quantità di materia oscura presente nel cosmo.
Se fosse vera la seconda ipotesi, sarebbe in pieno accordo con la dottrina tradizionale induista portata in India circa 4.000 anni fa dalle misteriose popolazioni ariane provenienti dal nord.
Cosa dice questa dottrina?
Esiste un Principio Supremo, il Brahman, privo di qualsiasi forma o definizione, indescrivibile, incorporeo, infinito, assoluto, trascendente ed immanente, eterno, senza inizio, senza fine, al di là di qualsiasi speculazione filosofica o moto devozionale.
Questo Principio si manifesta attraversi i cicli cosmici: i Kalpa.
Quando inizia un Kalpa (un nuovo universo), il primo essere che nasce è Brahma (da non confondersi col Brahman): Egli è l’Architetto dell’Universo, il “Padre” di tutti gli esseri ed il suo aspetto “personale” è Ishvara che può essere ben identificato col Dio delle Religioni Monoteiste.
Un Kalpa è chiamato “il giorno di Brahma” e consiste nella nascita dell’Universo, nella sua evoluzione, nella successiva involuzione e nella sua fine. I Kalpa sono infiniti. Quando termina un Kalpa tutti i piani dell’esistenza che conosciamo e non conosciamo vengono riassorbiti, compreso il mondo divino. Ciò che resta immutabile è solo il Brahman. Poi ricomincia un nuovo Kalpa.
Tutto il processo di nascita, vita e morte di un universo è retto dai tre principi fondamentali di Brahma (il creatore), Visnu (il conservatore) e Shiva (il distruttore).
Come si vede, più avanzano le conoscenze umane, più si avvicinano alla dottrina tradizionale induista.
Più avanti ancora si spinge lo Gnosticismo, in quanto ha una dottrina che spiega anche il motivo dell’inizio di un Kalpa: l’inizio dell’universo sarebbe un immane sconvolgimento avvenuto a causa di un “errore” avvenuto nel Pleroma, errore che in tutte le grandi tradizioni è chiamato “la caduta”.
Ma che cos’e’ il Pleroma? E’ l’unica vera realtà: l’Uno inconoscibile dal quale per emanazione sorgono gli Eoni, entita’ meravigliose e divine non create, ma ripetiamo, emanazioni dell’Uno. Esse sorgono a causa dell’Ennoia (il primo pensiero dell’Uno). L’insieme degli Eoni costituisce il Pleroma.
Tra gli Eoni esiste una gerarchia e l’ultimo di essi è Sophia (la Sapienza). Sophia, presa dall’amore per l’Uno, tenta di risalire e questo “peccato” causa una serie di avvenimenti sconvolgenti che culmineranno nel big bang: Sophia precipita in basso e da lei si generano i principi creatori di questo mondo: Yaldabaoth e gli altri sei Arconti. Yaldabaoth e’ Dio a tutti gli effetti, ma ignora tutto ciò che è al di sopra di lui. Egli è un dio arrogante e geloso e la sua creazione e’ il regno del male. Egli è il dio della Bibbia.
Sophia resta imprigionata in questa creazione ed e’ angosciata e disperata.
Quando in un punto qualsiasi dell’universo sorge la vita, ciò è dovuto allo sforzo di Sophia di liberarsi della materia. perciò le forme di vita diventano sempre piu’ evolute ed hanno sempre maggiore autocoscienza. Qundi anche l’Uomo, sebbene creato dagli Arconti (facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza) conserva in se la scintilla divina di Sophia.
Qual’è il compito dell’Uomo? trovare Sophia e con lei risalire al Pleroma. Sophia (la Sapienza) e’ nascosta dentro di noi e dentro di noi dobbiamo cercarla.
Questo e’ il nocciolo di tutte le grandi religioni: il regno dei cieli e’ dentro di voi!
Tutti i grandi mistici ed asceti cristiani, mussulmani, induisti, buddisti, chi piu’ e chi meno, si sono avvicinati alla conoscenza di Sophia, ma solo pochi hanno raggiunto la piena illuminazione.
Questo concetto è presente anche nell’induismo:
L’Uomo, come tutti gli altri esseri viventi di tutto l’Universo, è prigioniero nella manifestazione e neanche con la morte raggiunge la liberazione, ciò perchè una delle credenze fondamentali dell’Induismo è la Reicarnazione: ogni azione compiuta durante la vita di un essere vivente produce un Karma che può essere positivo o negativo, a seconda della qualità dell’azione. Quando un essere vivente muore, il suo Karma causa la nascita di un altro essere vivente. A seconda del Karma accumulato la rinascita può avvenire nel mondo divino, nel mondo umano o nel mondo animale. La rinascita può avvenire in qualsiasi punto dell’Universo e non necessariamente sul nostro pianeta. Questo ciclo di rinascite costituisce il Samsara.
Nell’Uomo, però, esiste un principio superiore, l’Atman, che è prigioniero della Materia, ma per lui c’è la possibilità di sfuggire all’eterno ciclo delle rinascite. I Rishi, quegli asceti che si ritiravano per anni in solitudine nelle foreste per scoprire la Verità, giunsero a questa sublime scoperta: l’identità dell’Atman col Brahman e l’illusorietà di tutto il mondo sensibile: sia l’universo fenomenico, sia la nostra coscienza, sia il corpo, che le nostre esperienze, sono realtà illusoria. Compito dell’Uomo è di rompere l’illusorio velo di Maya che gli impedisce di vedere la realtà e prendere coscienza di questa identità (illuminazione).
La moderna teoria della Fisica quantistica sembra proprio confermare il concetto del velo di Maya: le particelle elementari che costituiscono la materia sono quanti di energia e perciò immateriali e l’esistenza di qualsiasi fenomeno fisico dipende esclusivamente dall’osservatore.
Il concetto di “Materia” è strettamente collegato alla nostra esperienza empirica, al nostro piano dell’esistenza. La Fisica moderna descrive la realtà attraverso modelli Fisico-Matematici. Per quanto riguarda le particelle elementari che costituiscono la Materia, il modello prevede che queste hanno il duplice comportamento sia di onde che di corpuscoli. Il modello ha il solo scopo di descrivere realtà oggettive inconosibili: è impossibile conoscere le cose prescindendo dall’osservatore. In molti sistemi filosofico-scientifici si sostiene addirittura che non vi sia niente di esterno all’osservatore.
Sembra proprio che tutte le antiche dottrine tradizionali tentino solo di comunicare all’Uomo che il principio che è nascosto dentro di lui coincida col principio universale, unico ed eterno. Ciò vale per l’Induismo, per lo Gnosticismo, ma anche per l’Ermetismo e l’Alchimia, più vicine alla tradizione occidentale.
Abbiamo volutamente tralasciato di parlare del Buddhismo, in quanto, questa dottrina consiglia all’uomo di non soffermarsi ad indagare sulla natura dell’Universo, ma di percorrere subito la via dell’illuminazione:
Se un guerriero è gravemente ferito con una freccia conficcata nel corpo, non si mette a chiedere chi ha scoccato la freccia, chi era suo padre, chi era sua madre, se fosse ricco o povero etc.etc… ma ogni suo sforzo deve essere concentrato ad estrarre la freccia.
Infatti il Buddhismo è forse l’unica dottrina tradizionale che indica una via pratica per raggiungere l’illuminazione o, se si preferisce, la coscenza dell’identità dell’Atman individuale col Brahman universale.
Da dove venivano agli antichi queste conoscenze?
Qui il discorso si farebbe troppo ampio per essere contenuto in questo breve articolo.

Informazioni su giuseppemerlino

Ingegnere Chimico
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