IL SANTO GRAAL

Il Santo Graal ed il suo significato esoterico rappresentano da sempre uno dei misteri più affascinanti della storia dell’Umanità.
Nell’antica lingua francese la parola “graal” aveva il significato di “coppa” o “vaso” o “piatto”.
Fin dagli albori del Medio-Evo, veniva chiamata Santo Graal la coppa utilizzata da Gesù Cristo nell’ultima cena. Si riteneva che questa stessa coppa fosse poi stata utilizzata da Giuseppe d’Arimatea per raccogliere il sangue di Cristo dopo la crocifissione.
Giuseppe d’Arimatea è menzionato in tutti e 4 i vangeli canonici ed anche in qualche vangelo apocrifo.
Egli era proprietario di un sepolcro nuovo e lo offrì come sepoltura per Gesù. Per questo chiese ed ottenne il permesso di Ponzio Pilato, governatore della prefettura della Giudea. Secondo i vangeli di Marco e Luca, egli era un autorevole membro del Sinedrio ed, in particolare, secondo Luca, non avrebbe condiviso la decisione del sinedrio di condannare a morte Gesù.
Tutta la antica tradizione medioevale è concorde nel ritenere che Giuseppe fosse stato il primo custode del Santo Graal.
Da questo punto in poi, tutte le notizie relative a questa santa coppa diventano piuttosto contraddittorie.
Nella “Legenda Aurea” (1260) di Jacopo da Varrazze (o da Varagine) si afferma che, nel corso della prima crociata, i genovesi trovarono il Graal che riportarono a Genova. In effetti, ancora oggi, nel museo della cattedrale di  San Lorenzo a Genova, si può ammirare questo vaso intagliato in una pietra verde. Tutto sta a stabilire se si tratti effettivamente del Graal.
Secondo invece diverse legende collegate al ciclo arturiano dei cavalieri della Tavola Rotonda, il Santo Graal fu portato da Giuseppe in Britannia in un lunghissimo viaggio. Fino in Francia Giuseppe sarebbe stato accompagnato da Maria Maddalena, Lazzaro di Betania (il personaggio resuscitato da Gesù), le due sorelle di Lazzaro (Marta e Maria) ed altri personaggi. Questa tradizione afferma che Giuseppe, alla sua morte, fu sepolto nell’isoletta di San Patrizio, vicina all’isola di Man, tra il Galles e l’Irlanda.
Alla sua morte, la coppa sarebbe stata affidata ad un gruppo di guardiani i cui discendenti avrebbero continuato a custodirla nei secoli seguenti.
Nell’opera “Joseph d’Arimathie” composta da Robert de Boron tra il 1170 ed il 1212 si conferma il viaggio di Giuseppe in Britannia e che la coppa da lui portata era quella dell’ultima cena nella quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla croce.
In tutta la saga dei Cavalieri della Tavola Rotonda si parla della ricerca di questa coppa da parte di vari cavalieri come Percival (Parsifal), Galahad e Lancillotto. Questa affannosa ricerca era dovuta alla convinzione che il Santo Graal avesse propietà miracolose in stretta relazione con la rigenerazione spirituale del suo possessore.
Percival, in particolare, avrebbe trovato il custode del Graal, diretto discendente di Giuseppe d’Arimatea ed avrebbe anche visto la coppa, conservata insieme alla lancia di Longino con la quale Gesù fu trafitto dopo essere stato crocifisso. Tale custode era il Re Pescatore menzionato in molte opere del primo Medioevo.
A questo punto bisogna precisare che il Graal va inteso come il principale simbolo esoterico della Cavalleria e l’espressione di tutti i suoi valori morali. La Cavalleria è sopratutto un ordine ascetico ed il Graal è l’espressione della sapienza, della più profonda e antica conoscenza, simbolo della “parola perduta”, cioè quella dei primordi del genere umano; è il simbolo dell’ascesi mistica e della sublimazione dell’Uomo.
Possiamo dunque affermare che il compito di ogni uomo è di ricercare il Santo Graal, ricollegandoci così a tutte le grandi Tradizioni esoteriche dell’Umanità. Soltanto il cavaliere che si immerge totalmente nel suo compito, che vi dedica anima e corpo, può trovare il Santo Graal, ovvero l’unione estatica con Dio, la via della perfezione verso la Gerusalemme Celeste. Sembra superfluo perciò affannarsi ancor oggi in tentativi di rintracciare la vera reliquia del Santo Graal, anche se molti rivendicano di esserne i depositari.
A questo punto non possiamo trascurare un’altra interessante tesi che riguarda il Santo Graal. Secondo questa ipotesi vi era stato un equivoco nella trascrizione delle più antiche tradizioni orali nelle opere del primo Medio-Evo: “Saint Graal” andava scritto “Sang Real”, col significato di sangue regale, discendenza regale. Ciò perchè Gesù aveva una compagna e questa era Maria Maddalena, come leggiamo nel Vangelo di Filippo:
“La compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca”.
Dopo la morte di Gesù, Maria, insieme ad altre donne, sarebbe fuggita dalla Palestina portando con se un figlio avuto da Gesù, la “discendenza regale”, il “Sang Real”.
Dopo varie vicissitudini sarebbe sbarcata in Provenza e dal figlio di Gesù sarebbe nata la dinastia dei Merovingi (la leggendaria dinastia dei primi re di Francia). In numerose leggende si parla di uno sbarco di seguaci di Gesù in Provenza e tra essi è sempre citato il nome di Maria Maddalena. La tesi è riportata anche nella già citata opera “Legenda Aurea” di Jacopo da Verrazze.
Il fatto più sconcertante è che, dopo il restauro del dipinto “L’Ultima Cena” di Leonardo da Vinci, il personaggio a fianco di Gesù ha riacquistato i suoi tratti femminili: la barba che il personaggio aveva prima del restauro era stata aggiunta in epoca successiva, probabilmente dalla curia romana. Inoltre in una copia dell’Ultima Cena realizzata nel 1500 da un pittore anonimo e conservata nel museo Leonardo di Tongerlo in Belgio, il personaggio seduto al fianco di Gesù è ancora più evidentemente una donna.
I Merovingi, diretti discendenti di Gesù, erano una dinastia leggendaria, iniziati alle Scienze Esoteriche. Essi venivano chiamati “Re Taumaturghi” ed erano Re Sacerdoti, incarnazioni del Divino, come i Faraoni egiziani. Essi regnarono dal 451 al 751 dopo Cristo. Quando morivano, veniva praticato ad essi un misterioso foro sul cranio.
Questa tesi era conosciuta dagli alti gradi dei Cavalieri Templari che la tenevano rigorosamente segreta insieme a tante altre conoscenze la cui pubblicazione avrebbe provocato il completo scardinamento di tutto l’impianto religioso che consentiva l’enorme potere che andava assumendo la Chiesa Cattolica.
In questo quadro il concetto di Santo Graal conservava anche il significato di vaso: il “sacro contenitore”, non era affatto un calice, ma una donna, la madre di un bambino.
Venendo all’epoca moderna, non possiamo tralasciare il fatto che Adolf Hitler era ossessionato dall’idea del Santo Graal. Pare che egli riuscì ad impossessarsi della lancia di Longino che fece nascondere in una galleria blindata, sotto l’antica fortezza di Norimberga.
D’altra parte lo studioso tradizionalista Julius Evola scriveva nel 1937 che è erronea l’interpretazione del Graal come mistero cristiano, in quanto gli elementi propriamente “cristiani” possono essere considerati accessori e secondari. Partendo da alcuni temi propri alla tradizione celtica e legati a quella nordica (il ciclo di Re Artù), Evola arriva alla conclusione che il Graal è un simbolo per l’iniziazione guerriera. È infatti significativo che tutti i custodi del Graal sono cavalieri o guerrieri (non sacerdoti) e che il luogo in cui generalmente si fa risiedere il Graal è un castello o una reggia (non un tempio o una chiesa). Il Graal è “simbolo iniziatico di origine iperborea, che nel medioevo diventa l’espressione del desiderio ghibellino di riorganizzare la società liberandosi dalla perniciosa influenza della Chiesa”.
Concludendo, secondo la nostra opinione personale, il Graal non va inteso come un oggetto materiale, ma come un simbolo della Conoscenza e la ricerca del Graal non è altro che il cammino dell’adepto iniziato sulla via di questa Conoscenza, come indicato da tutte le grandi scienze tradizionali.

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Ingegnere Chimico
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